Gloria y Eduardo Arquimbau.

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La prima volta che l’ha vista? Gloria era venuta al mondo da pochi… minuti. «Quando sono nata mio fratello (aveva dieci anni), stava giocando per strada con Eduardo, suo coetaneo e miglior amico. Arrivarono tutti e due correndo: mi misero in braccio prima a uno, poi all’altro…». Inizia così, come in un film troppo romantico, la storia di Gloria Julia Barraud ed Eduardo Arquimbau, la coppia d’arte e di vita più longeva del mondo del tango («A dicembre festeggeremo le nozze d’oro!»).

Abitavano a Parque Patricios: «Il barrio di Buenos Aires dove è partito il tango come danza nel 1850-60» sottolinea Eduardo. Un luogo che sembra predestinato per due che sono stati i ballerini delle orchestre di Francisco Canaro, Juan D’Arienzo, Osvaldo Pugliese, Aníbal Troilo, Mariano Mores, Florindo Sassone, Alfredo De Angelis. Due protagonisti – assieme a María Nieves Rego e Juan Carlos Copes – di quello show, Tango argentino, che tra il 1983 e il 1985 ha fatto esplodere in Europa e a Broadway la febbre per questo ballo. Strepitosi nella Milonga Loca di Tangos – L’esilio di Gardel di Pino Solanas, sono stati i maestri dei più grandi ballerini di oggi, da Javier Rodriguez y Geraldin Rojas a Guillermina Quiroga y Roberto Reis, da Roberto Herrera y Vanina Bilous a Miguel Angel Zotto y Milena Plebs, dal Pibe Sarandí a Gavito (ballava il rock, furono loro a “convertirlo” nel 1964) fino a Sebastian Arce y Mariana Montes. E non si sono ancora stancati di insegnare: se andate in Argentina non vi perdete una lezione, li trovate – sempre amabilissimi e pazienti (leggendari anche per  umanità e generosità) – ogni lunedì al Gricel e ogni sabato a El Tacuarí.

 

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Entrambi hanno respirato tango in famiglia. «Papà ballava e dava esibizioni» ricorda Gloria. «Mio padre,  autista di tram, collezionista di dischi di tango, contattava l’orchestra e organizzava i balli per tutto il quartiere nella terrazza di casa. Veniva tantissima gente. Io passavo il tempo ad ammirare i calciatori dell’Huracán…» racconta a Eduardo, che a novembre compirà 80 anni.
Quando avete iniziato a ballare insieme?
E. Tango nel 1958, ma studiavamo già altre danze  – tip tap, folclore italiano, spagnolo e argentino – con lo stesso maestro. Nel 1955 ero diventato campione di tango del Club Unidos de Pompeya con un’altra ragazza (Gloria era troppo piccolina!) e diventai socio dell’organizzatore, El Tin, il ballerino più famoso dell’epoca. Fu lui a propormi di diventare coreografo (avevo 23 anni): parlai con il padre di Gloria perché le permettesse di ballare.

Gloria y Eduardo con Aníbal Troilo.

Come avete scoperto di amarvi?
G. Inconsciamente, l’abbiamo sempre saputo: avevamo bisogno di stare assieme il più possibile. Ci siamo fidanzati quando avevo 15 anni, ma a mia madre l’ho detto a 17: mi avrebbe ucciso! Eduardo era un milonguero, adulto…
Dovreste scrivere un’autobiografia.
E. Sto scrivendo un libro, in effetti, però sulla storia del tango. Nell’introduzione parlo un po’ della nostra vita.

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Momenti chiave?
E. Quando Gloria aveva 14 anni eravamo già ballerini di Canaro e di D’Arienzo. Quando ne aveva 15 siamo stati pionieri in tv. Poi ci contattarono per due programmi che fecero epoca: Yo soy porteño Yo te canto Buenos Aires. Nel 1961 Canaro ci volle in Giappone: per noi era come andare sulla luna.
G. Mia madre ci scortò, la facemmo figurare come una (improbabile) ballerina…
E. Quando l’impresario di Canaro venne a proporci la scrittura, ci chiese quanto volevamo. Io zitto, non avevo idea. Lui aumentò l’offerta, io muto. Allora rilanciò, e io niente… “Basta, basta, non posso pagarvi di più!”… Guardai Gloria: non potevano credere che a una mocciosa di 14 anni e a un ragazzo di 24 dessero tanto!

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Com’era Canaro visto da vicino?
G. Molto affettuoso. In tournée mi portava in giro a scegliere regali per sua figlia, che aveva 15 anni come me: presumeva che avessimo gli stessi gusti. E mi compravava tantissime cose.

E D’Arienzo?
E. Allegro e spiritoso, simpatico. Dava del plomo, del “piombo”, a tutti…. Una volta mi disse: “Este plomo de Mariano Mores, sai cosa m’ha regalato? Un paio di gemelli d’oro… Este plomo non sa che uso sempre camicie a manica corta?”.
Osvaldo Pugliese.
E. È legato a un episodio importante: abbiamo ballato Recuerdo con la sua orchestra per Daisaku Ikeda (il presidente della buddista Soka Gakkai, ndr), che nel 1994 arrivò a Buenos Aires a offrire un riconoscimento a noi, Pugliese e Mores per aver unito – coi nostri spettacoli – la cultura giapponese e quella argentina.

Troilo?
E. Una profonda e lunga amicizia. La domenica veniva al Club de Pompeya perché El Tin era il suo ballerino. Quando lavoravamo con lui in tv, voleva sempre andare al bar dell’angolo: “Negrito, prendiamoci un caffé!”. E poi si beveva un gin, mentre Gloria si fermava con la madre… Una volta, davanti  a una nostra improvvisazione: “Negrito, è stato un orgasmo!”. Si esprimeva così.

Mariano Mores?
E. Eh, quanti ricordi! Abbiamo collaborato per così tanti anni… Nel 1968 partecipammo alla trasmissione La familia Mores, con tutto il suo clan.

Gloria, Eduardo e il clan Mores.

Un genio anche in questo, Mores: era in anticipo di mezzo secolo sui reality show…
Attraversando la storia del tango dagli anni Quaranta  (gli anni d’oro), come avete visto cambiare il ruolo della donna?
E. Ha sempre lo stesso posto perché c’è un codice fisso: l’uomo ha la libertà dell’improvvisazione, guida, la donna segue. Nel tempo, avvicinandosi ballerini provenienti da altre danze, sono state introdotte altre cose, ma così nacque il tango e così morirà. Certo le epoche cambiano, oggi si va in milonga vestiti in qualsiasi modo, prima ci si

Gloria y Eduardo con Astor Piazzolla negli anni Ottanta.

curava estremamente. Una volta – ero giovane – mi ero messo una camicia azzurra.. Non mi lasciarono entrare: doveva essere solo bianca. E un’altra volta mi mandarono via perché avevo un giubbotto.

                                                    Come sono divise le responsabilità tra maschio e femmina?
E. Quella dell’uomo è guidare in modo soave, senza forza, e far rifulgere la donna, trattarla come una dea. Quella della donna è accompagnarlo bene, con un lavoro elegante e femminile.
G. Il ruolo della donna è più complicato, a iniziare dal fatto che lui ha la marca, ma lei il compito di seguirlo e, siccome ogni leader balla a modo suo, si deve

Gloria y Eduardo all'Ed Sullivan Show nel 1967.

adattare… Le ballerine che provengono dalla danza contemporanea hanno portato cose che prima non c’erano, come l’attenzione alla collocazione dei piedi, agli adornos. La mujer non si dedicava tanto ai propri movimenti quanto a seguire quelli dell’hombre. Non ci si preoccupava  – che so – delle ginocchia stirate…
Un tempo non esisteva neppure l’incrocio.
E. Inizia con D’Arienzo nel 1935, però prende campo definitivamente negli anni ’40… Lo stile è cambiato quando la donna ha accorciato i vestiti: sono apparsi, oltre al cruce, i boleos, i ganchos, la sentada. Con gli abiti lunghi non si potevano eseguire. Si è modificato anche l’abbraccio, negli anni ’50: prima non era socialmente accettabile che fosse stretto.

Gloria y Eduardo in tv.

Consigli agli aspiranti ballerini?
E. Bisogna apprendere i codici per ballare in pista con prudenza. Fare solo quello che si può e che può la mujer: occorre lasciar passare un paio di brani prima di capire fin dove spingersi. A casa ci si deve esercitare innanzitutto alla musicalità, battendo il ritmo con i piedi, poi camminando. Chi cammina bene, balla bene.

Qual è il segreto del successo del tango?
E. Il tango è la pace, è unione: io ti vedo e ti vengo incontro per abbracciarti.

E il segreto della vostra unione meravigliosa?
G. L’amore.
E. E la capacità di sopportazione di Gloria…

Intervista di : MARIA LAURA GIOVAGNINI.  (Grazie)

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Gloria y Eduardo Arquimbau.

Lamentamos el fallecimiento de Gloria Arquimbau y enviamos nuestras condolencias a la familia.

Junto con su pareja Eduardo bailaron junto a las orquestas de Pugliese, Troilo, Canaro, D’Arienzo, Mores y De Angelis, entre otras. Participaron en un sinfín de programas de TV dirigidos por David Stivel, quien los inició en la actuación. En 1961 integraron uno de los primeros viajes a Japón que abrió las puertas para que el tango trascienda en el exterior.

Fueron integrantes de la legendaria revista musical Tango Argentino, crearon sus espectáculos que fueron presentados en el mundo. Fueron coreógrafos y cabezas de cartel del elenco de Forever Tango. 

En 2006 fueron nombrados Ciudadanos Distinguidos de la Ciudad de Buenos Aires por su larga y exitosa carrera y su contribución a la danza argentina.

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Milonga, paso basico (Baldosa)

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El gancho.

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Boleos.

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Ocho cortado.

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Sacadas.

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Pasos de Tango. Medio Giro o Molinete.

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La Leccion de Tango. Sally baila con los 3.

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Juana Sepulveda. Tecnica Mujer.

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Mariana Montes y Sebastian Arce. Abrazo.

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Mariana Montes y Sebastian Arce. Adornos 1

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Los conventillos.

Los conventillos eran edificaciones alargadas con pequenas abitaciones que rodeaban un patio central. Habian sido en su origines casas de familias acomodadas que se habian mudado a la zona norte de Buenos Aires despues de la terrible epidemia de fiebre amarilla en 1871. Cattura

La falta de higiene y privacidad, la mezcla de idiomas y costumbres hicieron del conventillo un sordido reducto marginal. Fue en este patio central donde se bailò y se cantò el tango al compas de un organito o de improvisados musicos con alguna guitarra violin o flauta.

“Yo nací en un conventillo
de la calle Olavarría,
y me acunó la armonía
de un concierto de cuchillos.
Viejos patios de ladrillos
donde quedaron grabadas
sensacionales payadas
y, al final del contrapunto,
amasijaban a un punto
p’amenizar la velada.
Cuando pude alzar el vuelo,
pianté del barro al asfalto,
pretendí volar tan alto
que casi me vengo al suelo.
Como el zorro perdí el pelo
pero agarré la manía
de lofiar la gilería
y al primer punto boliao
con algún fato estudiao
dejarlo en Pampa y la vía.
Una noche, un tal Loyola
me embroco en un guay fulero,
batida, bronca, taquero,
celular, biaba y gayola;
di concierto de pianola
manyando minga’e solfeo
y, aunque me tengo por feo,
colgué mi fotografía
donde está la galería
de los ases del choreo.
Hoy que estoy en los cuarenta,
en el debe de la vida,
chapé una mina raída
que tiene más de la cuenta.;
ando en un auto polenta,
diqueándome noche y día
sin saber la gilería
que me está envidiando el brillo,
que nací en un conventillo
de la calle Olavarría.”

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A fine del siglo XIX Buenos Aires recibiò gran cantitad de immigrantes que en 1914 llegaron a ser tres veces màs que los portenos. Estos immigrantes venidos principalmente de Italia y Espana eran en su mayorìa hombres solos. Todos vivian hacinados en conventillos en el sur de la ciudad en las orillias, la frontera entre el campo y la ciudad, entre la Pampa y Buenos Aires.

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El arrabal.

El arrabal es la orilla de la ciudad, allì donde el suburbio se confunde con el campo. En el arrabal de Buenos Aires, a fine del siglo XIX, habìa  una immensa mayoria de hombres.

Los gauchos, que habian dejado el campo que ya no les permitia una vida trashumante, los empleados de los mataderos y carreteros que se acercaban a la ciudad con los productos del campo, los marineros llegados al puerto que exportaba cada vez mas cueros, mas carne y mas cereal, los soldados licenciados de la campaña al desierto y los immigrates que llegaban a Buenos Aires buscando la solucìon a todos sus problemas.

 

 

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La estructura del tango.

La mayoria de los tangos se estructuran en 2 partes de 16 compases, 2 frases de 8 compases cada una. Su estructura es A B A B. Si bien al principio hubo tangos en 3 partes (la tercera parte llamada trio), desde 1925, ya no se los escribe mas, aunque a veces se le agregan introducciones, puntes y codas. El compas del tango fue en su origen el 2/4 el mismo compas de la habanera, pero hoy en dia se escirbe en 4/4.

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Existen tres tipos de tango:

El tango-milonga…comunemente no tiene letra( o pocas palabras) y es fuertemente ritmico:

El tango-romanza….tango melodico sin letras:

El tango cancion o tango letra….melodia simple con letra:

 

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Primera lección….

¡quedense en casa!
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Milonga alla Fabbrica del vapore

fb milonga AltraModa 22FEB ROSE

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Mano Brava.

Milonga 1941

Música: Manuel Buzón

Te pusimos por varón y por guapear
el Mano Brava
y hoy ese apodo
te vengo a reclamar…
Porque nunca más ha vuelto al barrio aquel,
che Mano Brava…
Soy tu “padrino” que te viene a hablar…
Soy el ayer…

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Hugo Diaz

Víctor Hugo Díaz nació el 10 de Agosto de 1927 en Santiago del Estero y falleció en Buenos Aires el 23 de octubre de 1977.

Fue un músico argentino intérprete de armónica, cultor de la música de raíz folklórica, del tango y del jazz. De formación intuitiva, tocaba también violín, piano y contrabajo.

 

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Tres exitos del Pichuco.

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